“No Acciaieria”, respinto il ricorso della Danieli: no all’accesso ai nomi dei firmatari della petizione

Roma – Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dal gruppo industriale Danieli, impedendo all’azienda di ottenere i nomi dei firmatari della petizione popolare contro la costruzione di un nuovo impianto siderurgico a San Giorgio di Nogaro, in provincia di Udine. La decisione costituisce una vittoria per gli ambientalisti e per i cittadini che si erano opposti al progetto, tutelando il diritto alla privacy e alla libertà di espressione.

La vicenda legale aveva avuto origine dalla richiesta del gruppo Danieli di accedere ai nomi dei 21.974 cittadini che avevano firmato la petizione “No Acciaieria”. La petizione esprimeva preoccupazioni per il potenziale impatto ambientale del progetto, che prevedeva la costruzione di un impianto siderurgico da 70 ettari nella laguna di Marano e Grado.

Il Tar del Friuli Venezia Giulia aveva inizialmente accolto la richiesta dell’azienda, ordinando alla Regione Friuli Venezia Giulia di consegnare l’elenco dei firmatari. Tuttavia, il Consiglio di Stato ha successivamente sospeso questa decisione in via cautelare, accogliendo il ricorso presentato dai comitati ambientalisti e da alcuni consiglieri regionali

Come ha spiegato l’avvocato Carlo Monai, che assiste i Comitati no acciaieria, il Consiglio di Stato ha ritenuto che questi dati, benché inerenti a una vicenda di natura politica con un interesse ambientalista, “vanno considerati secondo il dettato del Regolamento sui dati personali dell’Unione europea, alla stregua cioè di dati sensibili come quelli religiosi e sanitari”.

La richiesta del gruppo Danieli non si limitava all’accesso agli atti amministrativi; l’azienda aveva esplicitamente dichiarato l’intenzione di valutare azioni legali contro i firmatari della petizione, ipotizzando denunce per diffamazione se non addirittura richieste di risarcimento danni per presunta lesione della propria immagine commerciale. Questa posizione ha generato forte indignazione tra gli ambientalisti e i cittadini, che hanno visto nella mossa dell’azienda un tentativo di intimidazione nei confronti di coloro che dissentono in modo civile e ordinato da progetti impattanti.

La decisione del Consiglio di Stato è stata accolta con soddisfazione dai promotori della petizione e da diversi rappresentanti politici.

Furio Honsell, consigliere regionale di Open Sinistra FVG, ha sottolineato l’importanza della tutela del diritto dei cittadini di esprimere liberamente la propria opinione attraverso strumenti democratici come le petizioni. Anche Luana Zanella, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, ha criticato l’atteggiamento “prepotente” dell’azienda, definendo la sentenza un argine alla repressione del dissenso.

La decisione del Consiglio di Stato non solo protegge i firmatari della petizione “No Acciaieria” ma stabilisce un precedente significativo sul diritto alla privacy e alla libertà di espressione in contesti simili.

La vicenda evidenzia inoltre le tensioni tra interessi industriali e tutela ambientale, mettendo in luce l’importanza delle mobilitazioni popolari nel processo decisionale pubblico.

 

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