Minori e disagio sociale: quando l’assenza di opportunità diventa un’emergenza
Trieste – Lo scorso giovedì 27 marzo, nella Sala Serbo-Ortodossa di Trieste, alla presenza di un pubblico numeroso ed attento, si è tenuta una tavola rotonda che ha messo a fuoco uno dei temi più sentiti per il futuro della comunità cittadina e non solo: il disagio sociale dei minori e degli adolescenti.
I dati presentati da Caritas Trieste sono eloquenti. Nel 2024, l’organizzazione ha supportato 927 minori, circa un centinaio in più rispetto al 2023. Un incremento significativo che si accompagna a un aumento del 30% delle situazioni di povertà. Un dato particolarmente allarmante emerge con chiarezza: avere un figlio sembra essere diventato quasi un fattore di rischio.
Padre Giovanni La Manna, direttore di Caritas Trieste, ha sottolineato come gli adolescenti siano lo specchio di una società che fatica a funzionare, dove i soggetti più fragili – donne e bambini – pagano il prezzo più alto delle difficoltà economiche.
Carla Garlatti, già presidente del Tribunale per i Minorenni di Trieste e già Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, ha denunciato come dei minori si parli poco e male. L’analisi mediatica tende a concentrarsi su aspetti negativi, come dimostrano i 1.909 articoli sul tema “baby gang” usciti nel 2022, con una crescita esponenziale rispetto agli anni precedenti.
Ha poi citato una ricerca sulla salute mentale degli adolescenti che ha rivelato dati preoccupanti: il 26,7% dei ragazzi tra i 16 e i 17 anni dichiara di sentirsi a disagio nelle relazioni con i coetanei, mentre il 7% preferisce interazioni online.
Giorgia D’Errico, Direttrice delle Relazioni Istituzionali di Save the Children Italia, ha posto l’accento sulla povertà educativa. Secondo l’esperta, questo fenomeno è strettamente connesso alla povertà materiale, in un contesto nazionale dove le disuguaglianze si sono acuite e la mobilità sociale si è fermata.
Save the Children Italia ha sviluppato una strategia concreta attraverso i “Punti Luce”: 26 centri sparsi in tutta Italia, ubicati in aree svantaggiate e periferiche – paradossalmente i luoghi più abitati dai bambini. In dieci anni, questi centri hanno accolto oltre 60.000 minori. Un esempio concreto è il centro di Udine, frequentato stabilmente da 300 ragazzi, che offre opportunità educative gratuite e, soprattutto, la possibilità di immaginare un futuro diverso.
Aldo Becce, psicoanalista afferente all’associazione Jonas Trieste, ha offerto una lettura profonda del disagio minorile a partire dalla sua esperienza nei Servizi Sociali. Per Becce, il sistema economico-sociale attuale produce simultaneamente ricchezza e povertà, con una accentuazione delle diseguaglianze: da qui la considerazione che non si diventa poveri per sfortuna o inettitudine, ma come risultato strutturale di un meccanismo socioeconomico inceppato, che provoca ingiustizie. Se si pensa all’investimento in un servizio sociale come ad un’opera, si può comprendere quanto un popolo creda nel proprio futuro.
Lo psicoanalista ha usato un’espressione forte: “la sofferenza urla in silenzio”; è quindi necessario imparare a decodificare “il linguaggio del dolore” dei minori. Ha portato esempi concreti, come quello di un bambino trascurato: “Un bambino che puzza è un bambino che sta male”, interpretando questi segnali fisici come manifestazioni di un disagio più intimo, dove manca uno sguardo di cura.
Becce ha inoltre evidenziato un concetto chiave mutuato dalla psicoanalista Sophie Marinopoulos: partorire un figlio non equivale automaticamente a diventare genitori. Ogni bambino è “adottivo”, nel senso che ha bisogno di essere accolto, seguito, compreso.
L’incontro ha lanciato un messaggio chiaro: i minori non sono solo il futuro, sono il nostro presente. Serve un impegno concreto per ascoltarli, comprenderli e offrire loro reali opportunità di crescita.
(Crediti fotografici: Luca Tedeschi)