“Brama scultorica” dedicata allo scultore muggesano Proteo Hirst da ieri al Museo Carà di Muggia

Muggia (Ts) – Inaugurata ieri, venerdì 4 aprile 2025, al Museo d’Arte Moderna “Ugo Carà” di Muggia, la mostra “Brama scultorica” dedicata allo scultore muggesano Proteo Hirst (Muggia 1930-Trieste 1985), curata da Massimo Premuda e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Muggia, in occasione dei quarant’anni dalla morte. L’esposizione si inserisce nel ciclo di suggestive personali e antologiche pensate negli ultimi anni per valorizzare la produzione degli artisti del territorio, dai muggesani Aldo Bressanutti, Ugo Carà, Emanuela Marassi, Dante Pisani, Alan Stefanato e Villibossi, fino ai triestini Giovanni Duiz ed Ireneo Ravalico.

Un folto pubblico attento e curioso ha partecipato all’inaugurazione dell’esposizione, preceduta dalla performance di danza contemporanea site specific “The bench-La panchina”, ideata da Marta Zacchigna con il Collettivo Dancing House che si serve dell’architettura urbana per avvicinare il pubblico al linguaggio della danza contemporanea e del teatro di ricerca. La panchina non è solo un luogo iconico ma incarna uno vero e proprio spazio-tempo, una sorta di zona sospesa dalla quale coltivare un movimento lento” e una visione inedita sul mondo, ogni nuovo incontro con l’architettura urbana genera infatti una nuova narrazione e un nuovo sviluppo performativo.

La performance è il risultato di uno studio sul gesto rallentato, in cui alcune pose sensuali e sofferenti delle sculture di Proteo Hirst vengono incarnate dai due danzatori Marta Zacchigna e Francesco Facca per restituirne tutta la vibrante energia. Una trasfigurazione poetica, dove i movimenti dei danzatori rievocano la tensione emotiva delle sagome scultoree. L’incontro tra danza e scultura si attua allora nella definizione e nella plasticità delle forme e nella loro composizione – e scomposizione – inedita e sorprendente. I corpi dei due performer diventano così lo strumento per restituire respiro alla materia scolpita in un’atmosfera sospesa che ricorda quella del sogno e della contemplazione.

La mostra celebra la breve ma molto intensa e prolifica ricerca di Hirst con una cinquantina di opere realizzate tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, partendo da tre rari quadri ad olio degli esordi, si passa a una ventina di schizzi e studi di nudi femminili su carta a grafite e a carboncino e a una trentina di affascinanti sculture di piccole e medie dimensioni, bronzetti e gessi dipinti che abbracciano tutta la sua produzione, dalle nuotatrici ai lavoratori, dalle acrobate alle coppie di amanti fino ad opere informali.

In merito al focus dell’antologica, Massimo Premuda sintetizza così: “L’ampia mostra al Museo Carà intende rileggere la figura e la poetica dell’artista che, proprio fra gli anni Sessanta e Ottanta raggiunse l’apice della sua cifra stilistica. Rude, tormentato, sensuale, vigoroso e sensibile, si è espresso attraverso una vena molto personale e intensa, caratterizzata da un’impetuosa forza del segno e del gesto, concentrando il proprio interesse sul corpo umano, maschile e femminile.

Scultore autodidatta, dopo aver frequentato la Scuola Libera di Figura del Museo Revoltella, sotto la guida di Nino Perizi, per perfezionare la pratica del disegno con lo studio del nudo, sviluppa uno stile autonomo e originale che parte da un linguaggio apparentemente impressionista per approdare ad esiti decisamente espressionisti, ed è caratterizzato da estremi ossimori tesi alla risoluzione dell’eterna dicotomia fra corpo e spirito, volontà e istinto. Ricercando un’armonia fra soggetto e materia, linguaggio e tecnica, lirismo vitale e vis tragica ed erotica, naturalismo e tensione all’astrazione, la sua ricerca è contraddistinta da espressionismo, verismo e novecentismo, da Ivan Meštrović ad Arturo Martini, ma anche dalle reminiscenze rodiniane di Ruggero Rovan alla celebrazione del corpo umano dell’esuberante dinamismo della scultura classica greca. Ha indagato a lungo marmo e legno, ma solo nel caldo modellato ha trovato quella morbida plasticità atta ad esprimere al meglio la tragica carnalità del connubio “amore e morte”. Nei bronzetti dunque, talvolta anche con una vena ironica, giocosa e grottesca, emerge una dichiarata fisicità in bilico fra impulso erotico e grandiosità eroica con violenti tagli di luce e bruschi chiaroscuri che ne fanno uno degli scultori muggesani più incisivi e graffianti del Novecento.”

La mostra potrà essere visitata a ingresso libero fino a domenica 11 maggio 2025 con il seguente orario, da giovedì a sabato 10-12 e 17-19, domenica e festivi 10-12.

Info: Comune di Muggia – Assessorato alla Cultura – 040 3360340 – ufficio.cultura@comunedimuggia.ts.it www.muggiacultura.eu – www.museougocara.eu

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