Al Rossetti un Bersani raffinato che ha saputo emozionare il suo pubblico

Trieste – “Su questo palco nessuno di noi usa autotune”. È stata forse questa la più bella dichiarazione d’amore alla musica lanciata da Samuele Bersani ieri sera, mercoledì 2 aprile durante il concerto, dal palco del teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia il Rossetti di Trieste.

Un concerto che più di un appuntamento musicale, è sembrato un ritrovarsi tra amici, tra un loquace Samuele che ha spiegato e introdotto ogni singola canzone spiegandone origine, contenuto e implicazione emotiva. E di emozione ce n’è stata tanta al teatro per avere avuto la possibilità di riabbracciare un cantautore che negli anni, con i suoi virtuosismi, ha accompagnato, anche se non sempre in prima linea, la musica italiana e i cambiamenti del cantautorato.

Ironicamente Bersani ha alluso al fatto che i suoi concerti sono certamente più per boomer che per nativi digitali, e che le canzoni di una volta forse non esistono più. Ma proprio per questo un’esibizione dal vivo, con 15 elementi dell’Ensemble Symphony Orchestra, diretta dal maestro Giacomo Loprieno, è stato un esperimento perfettamente riuscito di commistione tra i testi articolati e complessi di Samuele e l’impeto dell’accompagnamento sinfonico.

Uno spettacolo via di mezzo tra monologo e concerto ci ha ricordato che la musica può fare miracoli soprattutto quando non ci si blocca in stereotipi ma si cerca l’innovazione pur non tradendo le canzoni. E  proprio sul concetto di non tradimento, Bersani ha voluto sottolineare che uno dei suoi successi internazionali “Freak”, riarrangiato con l’orchestra con un incalzare di Bolero, è stato approccio di crescita e di esperienza musicale sempre in divenire.

Non sono mancati i ringraziamenti al padre musicista, che lo ha fatto appassionare a questo mondo, e alla vicinanza degli amici, come Lucio Dalla, con cui ha avuto una lunga e bellissima collaborazione. Ricordiamo che Dalla fu il primo a riconoscere il potenziale di Bersani.

Il pubblico è rimasto composto per quasi tutto il tempo del concerto, ma sulle note di Spaccacuore, Freak, Chicco e Spillo e Tu non mi basti mai, il concerto si è infiammato in un crescente battito di mani, e anche il cantautore è sceso dal palco per omaggiare il pubblico con il suo, di applauso, forse molto più prezioso di tanti altri perché arrivato dopo momenti di stop e di incertezze.

Il concerto si è aperto con una canzone che fa molto riflettere: “Il mostro”. Brano attuale, visto che tocca sapientemente e con una delicatezza quasi poetica, i temi dell’incomunicabilità e dell’emarginazione di persone e pensieri non assoggettati al pensiero comune. Un mostro solo per chi è diverso e critica spietatamente chi e cosa non è omologato. Grande intensità anche per “Lo scrutatore non votante” con le evocative frasi “prepara un viaggio ma non parte, pulisce casa ma non ospita, conosce i nomi delle piante che taglia con la sega elettrica”, un gioco di contrapposizioni per una persona che “poteva essere farfalla ed è rimasta una crisalide”.

Rock sinfonico anche per “Coccodrilli” e “Braccio di ferro”, il saluto in un coro intenso sulle note di “Giudizi universali” ha concluso un concerto insolito, potente e che ha lasciato molti spunti da portare a casa nel cuore per riflessioni e pensieri sparsi.

Emanuela De Domenico

Condividi